L’ASSOCIAZIONE LA CORDATA COMPIE 10 ANNI

 
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L’11 Novembre 2019 si è svolto un incontro importante presso la sede dell'Associazione “La Cordata” per ricordare i primi dieci anni di attività: era infatti l’11 novembre 2009 quando l'associazione si è costituita con i primi 13 soci coraggiosi, idealisti, cittadini attivi e responsabili. Oggi i soci sono circa 40, in parte volontari e in parte famigliari di persone in difficoltà, che necessitano di misure di protezione.

In questa occasione la presidente ha scritto una lettera ai soci e anche dal prof. Paolo Cendon di Trieste è arrivato un messaggio molto incoraggiante.

 

 

lLA LETTERA DI LUIGINA BIMA

presidente dell’Associazione LA CORDATA

 

 

A tutti i Membri dell'Associazione “La Cordata”

 

Dieci anni non sono tanti, ma non sono neanche pochi, per una associazione così “sui generis” come la nostra. Quando ci siamo costituiti non avevamo idea su quanto saremmo riusciti ad andare avanti ed invece siamo a festeggiare 10 anni. Credo che abbiamo percorso un buon cammino e che siamo stati utili prima di tutto a noi, ma anche a tanti altri che sono venuti a cercarci e che hanno richiesto il nostro aiuto. Abbiamo anche imparato molto, condividendo le esperienze gli uni degli altri.

Il nostro “occuparci” di qualcuno, in più rispondendone ad un Tribunale, ci ha obbligati ad allargare il nostro pensiero, ad uscire dagli schemi del privato, ad accettare di condividere, di confrontarci e di chiedere anche l'aiuto degli altri.

Sappiamo che, come dice Madre Teresa di Calcutta, “la cosa più facile è sbagliare, l'ostacolo più grande è la paura e lo sbaglio peggiore è arrendersi”. Infatti noi non ci arrendiamo, ma continueremo con coraggio e con impegno il nostro cammino.

Mi piace pensare che, attraverso la relazione con il nostro beneficiario, la nostra storia personale non solo si è arricchita, ma si è intrecciata con quella di un'altra persona: la sua storia e la nostra insieme, piccoli frammenti della grande storia dell'umanità.

E' stato casuale il fatto di esserci costituiti il giorno di San Martino: a pensarci bene, però, è stato un segnale, in quanto il mantello di San Martino, condiviso con il povero, può raffigurare proprio il nostro condividere capacità, tempo e risorse con chi è meno fortunato di noi.

Non voglio ripercorrere questi dieci anni, nemmeno nelle sue tappe fondamentali, perché sarebbe troppo lungo; sicuramente però ciascuno di noi e ciascuno di quelli che si sono rivolti per qualche motivo alla nostra Associazione, conservano un pensiero, un vissuto che in qualche modo li ha toccati. Ci teniamo a presentarci come “dono” per chi chiede il nostro aiuto e in questo siamo dei rivoluzionari – per fortuna non unici; ci viene detto spesso che tutti fanno qualcosa per ricevere qualcosa in cambio e in questo senso il denaro sarebbe la cosa più facile. Noi non chiediamo e non ci aspettiamo nulla da nessuno: vogliamo essere “dono”, modesto fin che si vuole, ma “dono” in tutta la pregnanza di questo termine.

Non posso però tralasciare, in questa occasione, di ringraziare i primi soci che hanno costituito “La Cordata”, ancora tutti presenti, meno Giancarlo Burdese che è deceduto: mi piace ricordarlo con affetto e con riconoscenza, perché sia pure per un tempo troppo breve, ha contribuito in modo determinante a mettere le basi della nostra Associazione. Abbiamo iniziato insieme questa avventura che ancora continua.

Grazie a chi si è aggiunto dopo, grazie a chi è entrato ed è uscito per diversi motivi. Grazie ai cittadini che hanno dimostrato la loro fiducia rivolgendosi a noi. Grazie ai servizi che hanno collaborato, a chi ha condiviso con noi il progetto di aiuto verso i beneficiari di misure di protezione, agli operatori che hanno risposto alle nostre richieste.

Il nostro impegno è stato e sarà sempre di più quello di collaborare con tutti, di tessere una rete sempre più fitta intorno alle persone fragili, affinché le difficoltà della vita non prendano il sopravvento.

Vorremmo che quanto è stato fatto da noi fino ad ora fosse come un seme che andando avanti si sviluppa sempre più, evolvendosi verso traguardi sempre nuovi. Dunque un caloroso saluto ed un grande abbraccio a tutti.

 

 

LA LETTERA DI PAOLO CENDON

Professore di Diritto privato all’università di Trieste CHE HA CONTROBUITO A FARE IN MODO CHE la figura dell’amministratore di sostegno e la nozione di danno esistenziale SIANO entrati nella cultura giuridica e nella vita del diritto italiano

 

 

Viva la Cordata di Bra

Sono particolarmente grato alla ‘Cordata’ di Bra e dintorni, per tutto ciò che ha fatto e che continua a fare sui temi della fragilità umana, dell’amministrazione di sostegno, dei nuovi diritti della persona.

Mi è sempre parso una micro-compagine speciale, un baluardo dell’Ovest più nobile e intelligente, un’associazione ricca di persone semplici e generose, assai motivate sul terreno ideale, perfettamente a conoscenza delle meccaniche e delle girandole che attraversano - più o meno dolorosamente, pesantemente - le esistenze quotidiane delle creature in difficoltà.

Persone battagliere, caparbie, piemontesi e montanari combattivi, con un forte spirito di gruppo, amici gentili, sorridenti, umili, ospitali, appassionati, persone decise a battersi per le cose in cui credono, con alte capacità di indignazione, di sogno, di impegno politico e culturale, di finezza, capaci di tallonare da vicino le istituzioni, per spingerle a fare ciò che occorre.

Persone che rifiutano l’interdizione, che credono nel buon diritto, che detestano le concezioni autoritarie, che non amano le risposte violente, che criticano e respingono l’indifferenza, l’accidia e il tartufismo degli amministratori, la supponenza di certi giudici (non tutti per fortuna), che non accettano la rassegnazione al male, la sordità verso il prossimo, la mediocrità, l’egoismo, la polvere della burocrazie, l’abbandono, la rinuncia a traguardi di benessere, persone che avversano la mortificazione delle creature sfortunate, l’infelicità di chi sulla terra - nostro fratello - ha avuto poco, troppo poco, e non ce la fa da solo in questo mondo difficile.

Persone affettuose e ispirate, a cui penso con riconoscenza ogni volta che anch’io ho qualche momento di incertezza o di avvilimento, sapendo che il solo nome ‘La Cordata’ e il ricordo di quelle voci sabaude e non sabaude, di quei visi lieti e fiduciosi, di quegli esseri con un cuore buono e gentile, di quelle donne e uomini di varie età, professioni, discipline, espressioni, anche gente allegra, conviviale, spiritosa, buongustaia, ottocentesca, una comunità tenace, rustica, elegante, delicata, incorruttibile, protettiva, cordiale, evangelica, basterà a darmi la scossa che mi occorre.